Quando Frank Zappa omaggiò Franco Battiato con un dono bizzarro
Che cosa unisce Frank Zappa a Franco Battiato? Apparentemente nulla, verrebbe da dire, se non la genialità nel comporre musica. Eppure, scavando un po’, si scopre che i legami tra i due non mancano, a cominciare dalla sicilianità. Nato a Baltimora il 21 dicembre 1940, il compositore americano era infatti figlio di Francis Zappa (al secolo Francesco Zappa), perito industriale italiano di Partinico (in provincia di Palermo) che lavorava per il governo Usa alla Edwards Air Force Base vicino a Los Angeles. Una sicilianità che Zappa manifesterà a modo suo, a volte in modo grottesco e dissacrante come nel celebre brano “Tengo na minchia tanta” (1982), ispiratogli dall’uso ossessivo del termine da parte dei tecnici siciliani che stavano montando il palco per un concerto a Palermo. Ma non mancheranno altri “omaggi”: dagli apprezzamenti nei confronti dei Tenores De Bitti all’album “Francesco Zappa”.
Già, ma con il nobile maestro di Jonia quale poteva essere il trait d’union? Anzitutto la voracità onnivora che nutriva le loro composizioni. “La profondità va nascosta in superficie”, era solito ripetere Battiato, che amava mettere dentro la musica di consumo tutto il suo sapere. “Dentro Battiato c'erano i Pink Floyd, Stockhausen, Frank Zappa, il minimalismo”, sottolineerà Angelo Bozzolini, autore del documentario “Il coraggio di essere Franco”, trasmesso qualche tempo fa su Rai1. E l’incapacità di frapporre barriere nella sua arte portò il giovane Battiato a incontrare proprio Frank Zappa, durante un tour del 1972, manifestandogli tutta la stima del caso. Ma non finì qui perché a sua volta Zappa confidò a Battiato di apprezzare la sua musica e, in particolare, di essere un grande estimatore dell'album “Fetus”. E proprio per incoraggiare quel giovane musicista siciliano, all’epoca dedito alla fase più sperimentale della sua carriera, Frank Zappa gli inviò un paio di scarpe argentate con le ali, di quelle che utilizzava nei concerti, come simbolo di buon auspicio e di rispetto per aver prodotto “il miglior album prog rock in Europa”.
L'album “Foetus”, pubblicato nel 1974, è una versione in inglese del suo primo disco “Fetus” (1972), un concept-album ispirato al romanzo “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley, nel quale viene descritta una società distopica in cui ogni individuo è costruito in laboratorio. L'opera esplora temi di sperimentazione musicale e filosofica, con testi enigmatici e la presenza di strumenti allora scarsamente diffusi, come il sintetizzatore VCS3 e la batteria elettronica, che lo rende tra i primi dischi di canzoni con strumentazione fortemente elettronica prodotti in Italia.
Da allora, Frank Zappa e Franco Battiato non si incontrarono più e sembra anche che il Maestro si privò del prezioso cimelio: in un'intervista, raccontò di averlo perso durante un trasloco, lasciando un alone di mistero su dove fosse finito; secondo altre fonti, lo regalò al suo batterista. Rimase comunque l’affinità elettiva che, a dispetto delle palesi differenze, continuò a unire due personalità geniali e imprevedibili.
Da allora, Frank Zappa e Franco Battiato non si incontrarono più e sembra anche che il Maestro si privò del prezioso cimelio: in un'intervista, raccontò di averlo perso durante un trasloco, lasciando un alone di mistero su dove fosse finito; secondo altre fonti, lo regalò al suo batterista. Rimase comunque l’affinità elettiva che, a dispetto delle palesi differenze, continuò a unire due personalità geniali e imprevedibili.


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