giovedì 6 agosto 2026

È morto Francesco Guccini

 

Francesco Guccini aveva 86 anni

All’età di 86 anni è morto Francesco Guccini, storico e fondamentale cantautore italiano nato a Modena, e residente a Pavana sulle montagne dell’Appennino.


Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata. La famiglia, nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia anticipatamente tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre.

Guccini è stato uno dei più grandi cantautori italiani, oltre che scrittore, attore, autore e intellettuale italiano. Esordì nel 1967 con Folk beat n. 1 e nel corso della sua lunghissima carriera ha pubblicato oltre venti album imponendosi come una delle voci più influenti della canzone d’autore. Il forte impegno civile, sociale e politico sono stati sempre al centro delle sue canzoni, intrecciando una dimensione poetica, di memoria, storica e di riflessione.



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giovedì 23 luglio 2026

I’m the Villain, “This joyful nostalgia”:

 la recensione . House concert

25 luglio 2026


Si intitola This joyful nostalgia il nuovo album del musicista campano I’m the Villain. Tra dream pop e shoegaze, l’artista cerca un equilibrio che restituisce la varietà di stati d’animo attraversati.

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lunedì 20 luglio 2026

This Joyful Nostalgia, I’m The Villain

 Fotografie sonore: l’unico lascito di un tempo frenetico che spinge ogni cosa giù, in profondità, sotto i pesi insopportabili della vergogna, del peccato, del rimorso. 


 “This Joyful Nostalgia” nasce da queste stesse correnti sotterranee, da onde che si urtano e si dissolvono nel ricordo, trovando pace solo nel momento in cui decidono di lasciarsi andare. La sua pacatezza elettroacustica non è quiete vera, ma un equilibrio fragile e laborioso, spesso sconvolto da improvvise folate di distorsione — furenti, improvvide, feroci, ma necessarie. Ogni brano è una scheggia di un tempo trascorso che non smette di respirare e vivere dentro di noi, una presenza fantasma che si rivela nei nostri gesti, nei nostri silenzi, nei timori che portiamo come ferite invisibili.

È un mare immenso, quello dello shoegaze: un mare fatto di inquietudine analogica e di riflessi digitali, di abissi in cui si perdono le proprie certezze e di isole dove approdano intuizioni magiche ed inattese. In questo mare si affondano i pensieri troppo ambigui e vulnerabili, ma si fortificano le idee e si incontrano ispirazioni e suggestioni sconosciute. Ma, come ci insegna, purtroppo, la cronaca recente, si può anche scomparire, inghiottiti da un vortice di paura e di disperazione, oppure restare incagliati su una secca di ricordi, immobili davanti a una soglia mentale che non riusciamo più ad attraversare.

Le otto canzoni del disco tracciano una rotta sospesa tra sogno e concretezza, tra chitarre che avvolgono e dissolvono ed atmosfere di limpida malinconia. C’è un respiro cosmopolita che guarda lontano, oltre i confini del nostro Paese, verso paesaggi sonori dove il dream-pop si mescola a luci sintetiche, a echi remoti, a storie di grandezza e di caduta. Ogni brano è un frammento di stupore, ma anche un piccolo crollo interiore, un tentativo di dare forma a una realtà che sembra disgregarsi ogni volta che proviamo a comprenderla.




“This Joyful Nostalgia” è, dunque, un disco che non si limita a consolare, ma cerca di non soccombere all’oblio relativista, polemico e assordante della nostra epoca travagliata. Una cura fragile, poetica, intima ed appassionata, per non lasciare che la realtà venga modellata solo da quelli che sono i veri “cattivi”, dai costruttori di sogni bellicosi e di poteri senza volto. È una raccolta di scatti emotivi che, proprio come vecchie fotografie, cercano di trattenere la luce prima che essa svanisca, di conservare la delicatezza di un’emozione anche quando tutto, intorno a noi, implora di dimenticare.

E allora non resta che camminare dentro queste canzoni come in un paesaggio mentale, seguendo i passi della mente, quei sentieri che si biforcano e si richiudono, dove ogni suono diventa immagine, e ogni immagine un ricordo che tenta di salvarsi e di salvarci. Come in Jorge Luis Borges, anche noi ci perdiamo nel labirinto della memoria, tra le stanze dell’anima e i corridoi del sogno, là dove la nostalgia — finalmente — torna a essere gioia.


This joyful nostalgia



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