giovedì 1 ottobre 2026

Agnes Obel The Meaning Of Flowers

 The Meaning Of Flowers” è il nuovo lavoro di Agnes Obel, il quinto d’una discografia non molto prolifica ma qualitativamente brillante, iniziata nel 2010 col già interessante “Philarmonics”, ricco di semplici melodie e ispirato, parole sue, da Erik Satie.




 Del resto la 45enne danese è da considerare artista colta, raffinata, non è certamente un caso che questo nuovo album esca, come il precedente, per un etichetta storica come la Deutsche Grammophon, che solitamente è specializzata in musica classica e contemporanea. 
Inutile dire che la qualità della registrazione è altissima come da tradizione di una delle più antiche label di sempre. Ci sono voluti ben sei anni per avere fra le mani questo nuovo album ma ne valeva la pena, del resto con un'artista di questa caratura è difficile ritrovarsi fra le mani un lavoro scadente.

 Lo stile compositivo della Obel non devia affatto dai precedenti e “The Meaning Of Flowers” è il giusto sequel d’una bella serie di opere che mantengono la sua autrice fra le artiste più ispirate del nuovo millennio. Ci sono qui dentro alcuni spunti che rimandano all’ultimo album di Julia Holter “Materia” che lo ha preceduto di pochi giorni, quelle atmosfere sospese, le voci talvolta sussurrate, anche se qui il mood  più vicino al mondo delle classica piuttosto che a quello del jazz più colto. 

Il disco esplora lo spiccato senso di interdipendenza con con tutti gli esseri viventi sperimentato durante la gravidanza, traendo ispirazione dalla nascita, la crescita e la metamorfosi nel mondo che la circonda. Ha infatti dedicato l’album alla figlia, "colei che mi ha cambiata, fatta crescere e insegnato così tanto”. Fa sempre tenerezza quando le artiste hanno un pensiero speciale per i propri figli, ci viene in mente al proposito la Laura Marling di “Song Of Our Daughter”. 

Tornando al disco, questo presenta dodici composizioni scritte, arrangiate e registrate a Berlino, città dove Agnes Obel e tantissime altre colleghe hanno stabilito la propria sede,  E qui ci preme sottolineare che sono 50 anni, dal David Bowie più sperimentale, che la città tedesca è al top in Europa. Quello che balza subito all’occhio, ma soprattutto all’orecchio sono i fini arrangiamenti di molte canzoni, come la lunga Laymelli, Gemini e due tracce al limite del minimalismo glassiano come Jenn’s On The Way e la finale Faustian Deal. Fra le altre tracce molte presentano momenti sognanti e meditativi, facile trovare bellezza in pezzi come No Such Thing As Silence, Don’t Look Down, Never Been e la pace che sprigiona la breve traccia pianistica Tangerine. Anche a un distratto ascolto appare evidente che la dimensione ideale per una come Agnes Obel sono location dove la musica colta è di casa.

 Nel nuovo tour, che toccherà fortunatamente anche l’Italia con due date, Bologna e Roma, sono stati scelti, non casualmente, un Teatro ed un Auditorium per garantire la migliore qualità d’ascolto grazie ad una perfetta acustica. Nella lunga attesa di questi concerti, dovremo infatti aspettare un anno visto che si svolgeranno nell’Ottobre 2027, non ci resta che consumare d’ascolti questo “The Meaning Of Flowers” sapendo di avere per le mani qualcosa di bello





lunedì 28 settembre 2026

“Ramones” dei Ramones compie 50 anni

 Un romantico sabotaggio del presente; una amorevole rilettura del rock ‘n’ roll crudo e viscerale degli anni Cinquanta e Sessanta; l’apertura di una nuova strada: rumorosa, rozza, lobotomizzante ed attraente; una strada fatta di sonorità  punk, hardcore, trash e speed metal, scandita da beat bubblegum-pop; una rilettura musicale, schietta e senza compromessi, dei demoni che attanagliano la società  americana alla fine degli anni Settanta – abuso di droghe, rigurgiti neo-nazisti, guerra fredda, rampante capitalismo yuppie, conformismo, un approccio nichilista e pessimista nei confronti del domani – reinterpretati attraverso il loro cupo ed irriverente senso dell’umorismo, i loro soliti tre accordi, i giubbotti di pelle nera, le scarpe da ginnastica, le brevi e ruggenti esibizioni al CBGB e questi quattordici brani da circa 2 minuti l’uno, pubblicati, esattamente 50 anni fa, il 23 Aprile del 1976.


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venerdì 18 settembre 2026

live report Mark Geary

 Mark Geary: quando la musica cura e lenisce il dolore

di Laura Bianchi

Concerto del 02/08/2026


Siamo in tanti, stasera, nel parco del Feel Rouge Café di Ternate (VA); ci siamo, e non solo perché Mark Geary passa di qui, e perché è appena uscito il suo nuovo EP Antebellum, dopo The time of Locusts, e siamo curiosi di ascoltarlo dal vivo. Siamo in tanti, perché sono giorni difficili per la musica irlandese, ma anche per gli appassionati: Glen Hansard è morto tragicamente, e chi lo ama sa quale immenso vuoto lascia nel cuore.

Ma il vuoto aspetta di essere riempito, non solo coi ricordi, che Mescalina ha raccolto in un lungo special, ma anche e soprattutto con la musica, sua e di chi gli è stato vicino. Come Geary, amico di una vita, vicino di casa, che ha aperto per Hansard in molti concerti, tra cui uno indimenticabile al Vittoriale di Gardone Riviera, che aveva appena iniziato un lungo tour promozionale, e che domani partirà per Dublino, per essere presente al funerale del songwriter, insieme a tanti altri artisti e amici.

Gli abbracci non si contano, come anche le lacrime che Geary,

irlandese purosangue, passionale e spontaneo, lascia scorrere liberamente sul volto, mentre, con evidente emozione, propone un set dall'intensità a tratti insostenibile. Accompagnato dagli imprescindibili Muli a vento, a cui si aggiungono le voci di Marco Bernasconi e di Sonia, neozelandese di stanza a Parigi, il cantautore dublinese cura e lenisce il dolore collettivo con carezze musicali, con abbracci di parole, con una voce a volte rotta dall'emozione, come nel caso dell'immortale Dirty Old Town, ma spesso energica, come se fosse possibile esorcizzare la sofferenza attraverso lunghe suites, che si interrompono e riprendono, trasformandosi da acustiche a elettriche e viceversa, da soffici a distorte e viceversa, mentre la voce si fa morbida o inquieta, a seconda delle vibrazioni che vuole trasmettere.

I suoi compagni lo seguono a occhi chiusi, a dispetto del fatto che siano tutti italianissimi, e che non abbiano quasi provato la maggior parte delle canzoni, grazie al miracolo di un'intesa che va oltre lo spartito; ascoltiamo quindi la dylaniana e dilaniante Just Like Tom Thumb's Blues, tiratissima, che finisce con i musicisti unplugged, stretti insieme in un abbraccio interminabile; o una Adam And Eve che non dimostra i suoi 24 anni, ma viene eseguita con una coinvolgente alternanza di toni e timbri, con una parte tradotta in italiano e cantata dal chitarrista, Renato, che aveva cantato con Hansard sette anni fa, e il coro finale che travolge tutti, in un momento necessario, catartico, urgente.


La vita di Geary ci si presenta com'è, ora: fragilità emotive, relazioni fallite, tenerezza, sofferenza, riconciliazioni, pentimenti, e tanta fiducia negli altri; e noi tutti ci raccogliamo intorno a questo artigiano di canzoni, che usa la chitarra come uno scudo contro le avversità dell'esistenza, e ci invita tutti a ripararci e a riparare i nostri guasti. "I am broken...but tonight you helped me!", ci ringrazia alla fine. Mentre siamo noi a ringraziare lui.

Tra poco, Geary riprenderà il suo tour: stiamogli vicini. Stiamo tutti vicini, l'uno all'altro, ché questi sono tempi difficili, e la musica è capace di lenire il dolore.



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mercoledì 16 settembre 2026

lunedì 14 settembre 2026

Mark Geary e il tempo delle locuste . 3 maggio 2024, Lorenzo Mei

 

Guida al cantautore irlandese e al suo nuovo album

3 maggio 2024, Lorenzo Mei


Mark Geary è un ragazzone irlandese dalla faccia buona e dai modi gentili. Ha l’aria un po’ stazzonata, lo sguardo tranquillo ma sveglio. Si capisce che gli piace conoscere le persone, e sembra che viva come una missione il farle sentire a loro agio.

Ha 53 anni, e una storia notevole alle spalle: cresciuto a Dublino con sei fratelli, nel 1992 si trasferì a New York dopo aver vinto quella che gli americani chiamano la lotteria della Green Card, un programma di distribuzione di permessi di soggiorno legato appunto a un’estrazione. Ogni anno partecipano circa undici milioni di persone, e la carta verde tocca a una su duecento. Così Geary cominciò a suonare al Sin-è, gestito da uno dei fratelli, il bar dov’erano passati tanti irlandesi affermati, lo stesso bar in cui Glen Hasard aveva lasciato il palco al ragazzo che stava al mixer, Jeff Buckley, che poi su quel palco ci si era piazzato stabilmente, almeno per un po’, come una specie di resident artist.

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