lunedì 25 maggio 2026

TESTI & TRADUZIONI dell’album “LETTER TO YOU” di BRUCE SPRINGSTEEN

 ONE MINUTE YOU'RE HERE


ONE MINUTE YOU'RE HERE 

Big black train coming down the track Blow your whistle long and long One minute you're here Next minute you're gone

 I lay my penny down on the rails As the summer wind sings its last song One minute you're here Next minute you're gone

 Baby baby baby I'm so alone Baby baby baby I'm coming home 

Autumn carnival on the edge of town We walk down the midway arm-in-arm One minute you're here Next minute you're gone 

I thought I knew just who I was And what I'd do but I was wrong One minute you're here Next minute you're gone

 Red river running along the edge of town On the muddy banks I lay my body down This body down

 Footsteps crackling on a gravel road Stars vanish in a sky as black as stone

 One minute you're here Next minute you're gone One minute you're here Next minute you're gone One minute you're here



UN MINUTO SEI QUI

 Grande treno nero che arrivi lungo i binari Fischia a lungo e a lungo Un minuto sei qui Il minuto dopo non ci sei più 

Lascio il mio penny sui binari Mentre il vento estivo canta la sua ultima canzone Un minuto sei qui Il minuto dopo non ci sei più

 Baby baby baby Sono così solo Baby baby baby Sto tornando a casa 

Luna park d’autunno ai margini della città Camminiamo in mezzo alla strada a braccetto Un minuto sei qui Il minuto dopo non ci sei più

 Pensavo di sapere chi ero E cosa avrei fatto ma mi sbagliavo Un minuto sei qui Il minuto dopo non ci sei più

 Il fiume rosso che corre ai margini della città Sulle rive fangose Mi stendo a terra Con questo corpo a terra

Il crepitio dei passi su una strada sterrata Le stelle svaniscono in un cielo nero come la pietra 

Un minuto sei qui Il minuto dopo non ci sei più Un minuto sei qui Il minuto dopo non ci sei più Un minuto sei qui.





domenica 10 maggio 2026

MANCO power trio live

House concert 


Lo stile musicale di Manco si muove tra i generi – radici blues, rock dalle sfumature southern, soul ricco di groove, folk ruvido e malinconico. Chitarre energiche e melodiche intrecciate con la sua voce decisa e potente, sono protagoniste di canzoni viscerali e grintose contraddistinte da uno storytelling malinconico e introspettivo. Ascoltando le sue canzoni, salta all’orecchio il contrasto tra le radici d’oltre oceano del suo sound e il songwriting di pura tradizione nostrana, in cui la lingua italiana si fonde con ritmi e melodie non convenzionali. Una fusione che spinge Manco in un territorio di ricerca e contaminazione unico e personale. 

 Nel 2013 Manco pubblica il suo primo album autoprodotto “Ok…il momento è giusto”, arrivando finalista al Rock Targato Italia e aprendo i concerti di artisti come Giovanni Truppi, Riccardo Sinigallia, I RIO. Nel 2019 pubblica il suo secondo album in studio “Sedicinoni”, che vede il featuring di Gennaro Porcelli (Edorado Bennato, Blue Stuff) alla chitarra slide, ricevendo un riconoscimento alla produzione agli Stati Generali della Musica Emergente Suoni Giovani del Sud patrocinato dal MEI.

 Con una consistente esperienza di concerti dal vivo, la massima espressione di Manco è proprio nella performance live nuda e cruda, fotografata nella sua ultima produzione: PUNTI DEBOLI. 5 canzoni registrate in presa diretta in Power Trio, ruvide, vintage, dirette. Blues, rock, folk e soul si mescolano per raccontare le debolezze umane. 

In house concert Agorà a Vasto , il 16 maggio .




mercoledì 6 maggio 2026

Pierre Boulle Il Pianeta Delle Scimmie

 Il pianeta delle scimmie (1963) Pierre Boulle

Le scimmie al potere: l’evoluzione si ribalta


Se con “Le Sabbie Di Marte” Arthur C. Clarke ha immaginato il futuro come una linea continua verso il miglioramento della tecnologia — un pensiero tipico della fantascienza hard — una larga parte della fantascienza ha ribaltato questa visione, ipotizzando come questa retta possa contorcersi su sé stessa e imboccare direzioni imprevedibili.

Lo scrittore francese Pierre Boulle non si limita a immaginare un ritorno al passato della tecnica, ma arriva a ipotizzare una vera e propria inversione dell’evoluzione, trasformando il romanzo in un’originale distopia evoluzionistica.

Una pietra miliare della fantascienza soft

Pubblicato nel 1963 e divenuto celebre grazie all’ottimo adattamento cinematografico del 1968 — oltre che ai numerosi sequel, prequel, remake e reboot — Il pianeta delle scimmie è uno degli esempi più riusciti di fantascienza soft: meno attenta al rigore scientifico (come nel caso di Clarke), ma più concentrata sui risvolti psicologici e sociali del futuro.

Questa minore attenzione alla plausibilità scientifica è evidente fin dall’inizio, quando i due astronauti protagonisti — in realtà turisti interplanetari — trovano un messaggio in una bottiglia nello spazio. Un’idea evidentemente improbabile, ma efficace nel dare avvio a una vicenda che, per molti aspetti, anticipa e coincide con quella resa celebre dal film.

La teoria darwiniana su scala cosmica

È invece particolarmente interessante l’intuizione di Boulle secondo cui l’evoluzione porterebbe, anche su pianeti differenti, a esiti simili: un susseguirsi di evoluzione e involuzione tra specie diverse, capace di generare una bizzarra “alternanza di potere”. Il dominio di ogni specie appare così destinato a svanire, sostituito da quello di un’altra nel frattempo evolutasi. La teoria darwiniana si espande idealmente su scala cosmica.

Il finale — in parte ripreso da Tim Burton nel suo remake — è stato invece completamente rielaborato nel film originale del 1968, reso immortale dalla leggendaria immagine della Statua della Libertà distrutta: una trovata geniale che ha consegnato il film all’immaginario collettivo.

Il finale del romanzo può lasciare spazio a qualche ambiguità, ma resta centrato su un’idea forte: l’esistenza di un destino comune per i pianeti in cui si sviluppa la vita. Per Boulle, la scienza non garantisce progresso, come invece immaginava Clarke. E, da molti punti di vista, oggi si potrebbe dire che la sua visione — più disincantata — si sia rivelata persino più profetica di quella di tanti autori eccessivamente ottimisti.


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