E SE FOSSE LA MUSICA A SALVARCI? La memoria dei suoni e la sfida climatica
Mimesis, Collana Eterotopie, 2025, 158 pagine, 12 euro Saggi | Musica | Società
Wellness, mindfulness, memoryscape, green economy, self care, detox, eco friendly: è curioso che l'universo linguistico anglosassone abbia avuto il sopravvento in due campi semantici che sembrerebbero opposti, come quello della tecnologia e quello del benessere di corpo e anima. Come se il primo mondo, conscio dei danni che sta procurando al secondo, si preoccupasse di trovare i mezzi per recuperare equilibrio e armonia. Come se da questo dipendesse la grande scommessa tra natura e cultura, che i nostri tempi stanno affrontando, almeno nelle intenzioni delle menti più illuminate. Il ricercatore Dario Giardi compie un ulteriore passo avanti, nella direzione dell'accordo tra i due livelli, con questo suo E se fosse la musica a salvarci? La memoria dei suoni e la sfida climatica, un agile e chiarissimo saggio, che combina piacevolmente divulgazione ed esattezza, per illustrare gli stretti legami tra musica, memoria e benessere. Con uno stile snello e preciso, l'autore ci conduce in un percorso illuminante, che sottolinea quanto la musica possa modellare la percezione nei confronti dell'ambiente, rafforzando la mobilitazione sociale e la presa di coscienza dei suoi problemi. Stiamo perdendo la capacità di ascoltare i suoni naturali e riconnetterli a una memoria antica, ingenua e importante per ricostruire l'identità di un luogo; anche la musica, che in passato era considerata un'estensione di suoni naturali, che coadiuvava gli uomini durante l'effettuazione dei riti, e che in tempi recenti è riuscita a sottolineare quel legame tra natura e cultura, rischia però di perdere questa caratteristica, divenendo sempre più spersonalizzante e meccanica, quella che l'autore chiama "muzak", e aumentando il livello di stress, perché fa sparire la naturalezza dell'ascolto, tesa com'è all'intrattenimento superficiale.












