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mercoledì 13 maggio 2026
domenica 10 maggio 2026
MANCO power trio live
House concert
Lo stile musicale di Manco si muove tra i generi – radici blues, rock dalle sfumature southern, soul ricco di groove, folk ruvido e malinconico. Chitarre energiche e melodiche intrecciate con la sua voce decisa e potente, sono protagoniste di canzoni viscerali e grintose contraddistinte da uno storytelling malinconico e introspettivo. Ascoltando le sue canzoni, salta all’orecchio il contrasto tra le radici d’oltre oceano del suo sound e il songwriting di pura tradizione nostrana, in cui la lingua italiana si fonde con ritmi e melodie non convenzionali. Una fusione che spinge Manco in un territorio di ricerca e contaminazione unico e personale.
Nel 2013 Manco pubblica il suo primo album autoprodotto “Ok…il momento è giusto”, arrivando finalista al Rock Targato Italia e aprendo i concerti di artisti come Giovanni Truppi, Riccardo Sinigallia, I RIO. Nel 2019 pubblica il suo secondo album in studio “Sedicinoni”, che vede il featuring di Gennaro Porcelli (Edorado Bennato, Blue Stuff) alla chitarra slide, ricevendo un riconoscimento alla produzione agli Stati Generali della Musica Emergente Suoni Giovani del Sud patrocinato dal MEI.
Con una consistente esperienza di concerti dal vivo, la massima espressione di Manco è proprio nella performance live nuda e cruda, fotografata nella sua ultima produzione: PUNTI DEBOLI. 5 canzoni registrate in presa diretta in Power Trio, ruvide, vintage, dirette. Blues, rock, folk e soul si mescolano per raccontare le debolezze umane.
mercoledì 6 maggio 2026
Pierre Boulle Il Pianeta Delle Scimmie
Il pianeta delle scimmie (1963) Pierre Boulle
Le scimmie al potere: l’evoluzione si ribalta
Se con “Le Sabbie Di Marte” Arthur C. Clarke ha immaginato il futuro come una linea continua verso il miglioramento della tecnologia — un pensiero tipico della fantascienza hard — una larga parte della fantascienza ha ribaltato questa visione, ipotizzando come questa retta possa contorcersi su sé stessa e imboccare direzioni imprevedibili.
Lo scrittore francese Pierre Boulle non si limita a immaginare un ritorno al passato della tecnica, ma arriva a ipotizzare una vera e propria inversione dell’evoluzione, trasformando il romanzo in un’originale distopia evoluzionistica.
Una pietra miliare della fantascienza soft
Pubblicato nel 1963 e divenuto celebre grazie all’ottimo adattamento cinematografico del 1968 — oltre che ai numerosi sequel, prequel, remake e reboot — Il pianeta delle scimmie è uno degli esempi più riusciti di fantascienza soft: meno attenta al rigore scientifico (come nel caso di Clarke), ma più concentrata sui risvolti psicologici e sociali del futuro.
Questa minore attenzione alla plausibilità scientifica è evidente fin dall’inizio, quando i due astronauti protagonisti — in realtà turisti interplanetari — trovano un messaggio in una bottiglia nello spazio. Un’idea evidentemente improbabile, ma efficace nel dare avvio a una vicenda che, per molti aspetti, anticipa e coincide con quella resa celebre dal film.
La teoria darwiniana su scala cosmica
È invece particolarmente interessante l’intuizione di Boulle secondo cui l’evoluzione porterebbe, anche su pianeti differenti, a esiti simili: un susseguirsi di evoluzione e involuzione tra specie diverse, capace di generare una bizzarra “alternanza di potere”. Il dominio di ogni specie appare così destinato a svanire, sostituito da quello di un’altra nel frattempo evolutasi. La teoria darwiniana si espande idealmente su scala cosmica.
Il finale — in parte ripreso da Tim Burton nel suo remake — è stato invece completamente rielaborato nel film originale del 1968, reso immortale dalla leggendaria immagine della Statua della Libertà distrutta: una trovata geniale che ha consegnato il film all’immaginario collettivo.
Il finale del romanzo può lasciare spazio a qualche ambiguità, ma resta centrato su un’idea forte: l’esistenza di un destino comune per i pianeti in cui si sviluppa la vita. Per Boulle, la scienza non garantisce progresso, come invece immaginava Clarke. E, da molti punti di vista, oggi si potrebbe dire che la sua visione — più disincantata — si sia rivelata persino più profetica di quella di tanti autori eccessivamente ottimisti.
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domenica 3 maggio 2026
Attualità
Bruce Springsteen apre la manifestazione "No Kings" cantando "Streets Of Minneapolis" -
"Non avremo bisogno di re, ma di un Boss sì". Così il governatore del Minnesota Tim Walz ha presentato Bruce Springsteen sul palco di Saint Paul, città "gemella" di Minneapolis, nella giornata delle proteste "No Kings", che hanno radunato negli Stati Uniti 8 milioni di persone.
La folla è passata dal rumore al silenzio quando Springsteen ha attaccato “Streets Of Minneapolis”, il brano dedicato a Renee Good e Alex Pretti, uccisi durante operazioni federali dell'Ice legate al controllo dell’immigrazione. "Lo scorso inverno, le truppe federali hanno portato morte e terrore nelle strade di Minneapolis", ha detto Springsteen. "Beh, hanno scelto la città sbagliata". "La forza e la solidarietà del popolo di Minneapolis e del Minnesota sono state d'ispirazione per l'intero paese", ha proseguito il cantante. "La vostra forza e il vostro impegno ci hanno dimostrato che questa è ancora l'America.
Guarda qui sotto il video di Bruce Springsteen che canta “Streets Of Minneapolis” sul palco di Saint Paul.
Walz, intervenuto poco prima, ha parlato di Donald Trump come di un “aspirante dittatore” alla Casa Bianca, invitando a non scambiare la “gentilezza” per debolezza.
La mobilitazione si è estesa oltre il Minnesota. A New York, decine di migliaia di persone hanno sfilato con in testa l'attore Robert De Niro, tra i critici più duri di Trump, che ha parlato di una minaccia senza precedenti per libertà e sicurezza. Accanto a lui, altre figure pubbliche come Joan Baez e Jane Fonda.









