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lunedì 12 ottobre 2026
giovedì 8 ottobre 2026
Cinema
Naza – di di Yuval Abraham, Rachel Szor (Gran Bretagna, 2026)
È facile quindi immaginare che, con tali mezzi a disposizione, il governo di destra israeliano avrebbe potuto certamente essere al corrente del massacro che stava progettando Hamas; invece per una barbara strategia del terrore, sembra che nessuno sospettasse dell’imminente attacco. A fare impressione però sono le parole dell’operatore dell’intelligence israeliana che candidamente afferma: “Ci sentivamo come Dio”. In queste quattro parole si potrebbe riassumere tutto il film con una sola piccola differenza che nessun dio, di nessuna religione potrebbe agire con una tale perversa malvagità di fini e cioè quella di annientare e sterminare un intero popolo, quello palestinese, colpevole di esistere e accusato di essere la culla dell’organizzazione terroristica Hamas. Il destino ha voluto che potessi vedere il film solo oggi, sette ottobre, ricorrenza del barbaro attacco terroristico da parte di Hamas ai giovani israeliani che partecipavano ad un rave party. “Si sentivano Dio” e probabilmente si sentono ancora così, poiché pensano veramente che Dio possa stare dalla parte di belve senza cuore che affidano gli attacchi alla inerme popolazione palestinese ai calcoli di un algoritmo, il quale (per colpire un solo terrorista che non si sa quale ruolo ricopra e nemmeno esattamente di cosa sia accusato), è capace di uccidere centinaia di civili, uomini, donne, bambini, anziani. Le testimonianze sono lucide, spietate, dettagliate.
Alcune volte mostrano segno di qualche forma di pentimento, qualche volta no. Lo sterminio come fosse un videogioco è ben rappresentato dalla testimonianza di un operatore di drone che gioca al tiro al bersaglio con dei palestinesi in coda in attesa di un po’ di cibo donato dalla solidarietà internazionale. Attenzione però a credere o a far credere che questo sia un film sulla spietatezza dell’intelligenza artificiale, applicata alla guerra. Se davvero si pensa questo o si è in malafede o si è sciocchi. Questo è un film sulla spietatezza, tutta umana, di giovani uomini e donne degli apparati dell’esercito israeliano, agli ordini di un ricercato dalla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra che risponde al nome di Benjamin Netanyahu. Non è un generico film sugli “orrori della guerra” e non è nemmeno un film sulle tenebre che albergano nell’animo umano, questo è un film sul genocidio del popolo palestinese organizzato e messo in pratica dal governo di destra israeliano (non dal popolo ebraico) ai danni della popolazione civile palestinese. “Il nazismo è il male assoluto, ma mi chiedo: cosa sono io?” Queste sono le parole di un agente dell’intelligence israeliana che restano indelebili nelle nostre coscienze.
lunedì 5 ottobre 2026
Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante…e inascoltata
I Premi Nobel chiedono una governance etica dell’intelligenza artificiale e il rilancio del disarmo. Al Campidoglio nasce la “Dichiarazione di Roma”. E nessuno ne parla.
“L’umanità si trova in un momento decisivo della propria storia”. Sono queste le parole con cui si apre la Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante sottoscritta al termine dellaGlobal Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War. Un documento che vuole essere il risultato di tre giorni di intenso lavoro da parte di una trentina tra Premi Nobel, ex capi di Stato e di governo, leader religiosi, scienziati ed esperti internazionali di intelligenza artificiale.Tutti riuniti a Castel Gandolfo e al Campidoglioad un evento al quale ha partecipato anche l’attrice Sharon Stone, che negli ultimi anni ha affiancato alla carriera cinematografica un crescente impegno a sostegno di problemi sociali e umanitari, prendendo parte a campagne di sensibilizzazione.
Esisteva già un documento con lo stesso nome: la “Dichiarazione dei leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea” detta, appunto, Dichiarazione di Roma. Firmata il 25 marzo 2017, però, aveva un carattere completamente diverso. Nel testo del 2017 si parlava di “offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità” di fronte a “conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti” (e anche, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche). Si concentrava l’attenzione su “un’Unione pronta ad assumersi maggiori responsabilitàe a contribuire alla creazione di un’industria della difesa più competitiva e integrata; un’Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico”.
La nuova Dichiarazione dice esattamente l’opposto. Delle sei direttrici principali, la prima riguarda proprio il disarmo responsabile e chiede di avviare un nuovo percorso internazionale capace di ridurre sia la minaccia nucleare sia quella rappresentata dai sistemi d’arma autonomi. Il secondo argomento della nuova Dichiarazione di Roma si concentra sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Gli autori della Dichiarazione vorrebbero che i progettisti dei sistemi di IA rendessero pubblici i principi che sono alla base dei propri modelli (ne parlammo in occasione della decisione del governo albanese di affidare la gestione degli appalti ad un sistema di IA). E che fossero chiamati a risponderne anche sul piano giuridico. Allo stesso tempo, viene chiesto che nessun governo possa autorizzare sistemi di potenziamento completamente autonomi senza adeguati strumenti di controllo e di arresto. Tra i punti salienti, la proposta di un trattato che impedisca l’integrazione irresponsabile dell’intelligenza artificiale nei sistemi di comando, controllo e lancio delle armi nucleari, garantendo in ogni circostanza un controllo umano effettivo. Nella Dichiarazione si parla anche della governance globale delle nuove tecnologie. I firmatari chiedono la creazione di meccanismi internazionali di verifica e controllo e di promuove il Panel scientifico indipendente delle Nazioni Unite sull’intelligenza artificiale. Inoltre, invitano governi, imprese e organizzazioni internazionali ad adottare regole condivise prima che lo sviluppo tecnologico possa superare la capacità delle istituzioni di governarlo e controllarlo. Appare evidente che ad ispirare la nuova Dichiarazione è stata laMagnifica humanitasdi Papa Leone XIV. Da questa viene ripreso anche un principio fondamentale: nessuna decisione riguardante la vita, la morte, la pace o la guerra dovrà mai essere delegata ad un algoritmo. Una presa di posizione netta che richiama la responsabilità della politica, della comunità scientifica e delle grandi aziende tecnologiche davanti alle conseguenze delle innovazioni digitali.
Il messaggio dei firmatari è chiaro: il progresso tecnologico non può essere lasciato alla sola logica della competizione geopolitica o del mercato. La tecnologia, affermano, deve rimanere al servizio della persona umana e del bene comune. Per questo la pace non è presentata soltanto come assenza di guerra, ma come il risultato di una responsabilità condivisa, capace di coniugare innovazione, etica e cooperazione internazionale in un momento storico che gli stessi promotori definiscono “decisivo per il futuro dell’umanità”. La nuova Dichiarazione di Roma si inserisce in una tradizione che richiama i grandi appelli del Novecento per il disarmo nucleare, dal Manifesto Russell-Einstein fino agli insegnamenti più recenti del magistero della Chiesa. Ma con una novità non da poco: l’aver posto al centro la convergenza tra due fenomeni destinati a ridisegnare gli equilibri mondiali, l’intelligenza artificiale e le armi nucleari.
Nel corso della cerimonia conclusiva il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha sottolineato che l’innovazione dovrebbe essere orientata da principi di dignità della persona, giustizia sociale e responsabilità democratica. Secondo Gualtieri, la pace richiede oggi una nuova alleanza internazionale capace di coniugare sviluppo economico, tutela dell’ambiente e diritti umani.
La domanda è una sola: questo invito sarà accolto dai leader mondiali bramosi di guerre (come dimostra la corsa agli armamenti) o sarà semplicemente l’ennesimo appello inascoltato?















