giovedì 8 gennaio 2026

AMERIGO VERARDI - Matteotti di nome

Recensione album

Amerigo Verardi appartiene a quella ristretta cerchia di artisti italiani che fanno della scrittura un gesto politico, un dispositivo di memoria e denuncia. La sua produzione recente come quella più lontana – basti tornare a Brindisi, Ai terminali della Via Appia da Hippie Dixit (2016) – traccia una costellazione coerente: l’idea di una canzone che interroga, che prova a ridestare chi ascolta.

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In questa prospettiva si colloca Matteotti di nome, pubblicato il 7 luglio via Nos Records. Il brano affonda in una vicenda familiare che si ricompone dentro un tornante storico segnato da tensioni sociali e mutamenti politici: lo zio di Verardi porta all’anagrafe il nome “Matteotti”, attribuito in risposta all’assassinio del deputato socialista, avvenuto pochi giorni prima della sua nascita per mano di sicari del regime mussoliniano. Una scelta che già di per sé contiene un atto di resistenza.

La canzone intreccia i ricordi infantili dell’autore e la voce evocata del politico (“perdonami Velia/sono vittima di un codardo”), insieme decisa, vulnerabile e lucida di fronte all’imminenza della morte. Accanto, lo sguardo sugli assassini restituisce la loro pochezza morale. Il risultato è un canto di protesta che rifiuta l’apatia e riafferma la necessità di prendere posizione.

Musicalmente, il pezzo si muove in una ballata psych-rock con vibrazioni seventies, tra l’irrequietezza di Lou Reed e il Beatles sound, con un respiro mediorientale in filigrana. Un piccolo sasso lanciato contro l’indifferenza contemporanea.

Registrato all’Alma Mater Studio (Brindisi) e mixato/masterizzato da Valerio Daniele a Calimera (Chora Studi Musicali), il singolo presenta una cover art firmata da Daniele Guadalupi.



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