venerdì 27 settembre 2019

GIOBBE House concert - full band


SABATO 12 OTTOBRE  2019 A VASTO

GIOBBE // BIOGRAFIA
   Nato a Napoli e cresciuto a Capua, in provincia di Caserta, in una famiglia semplice, nella realtà felice di un grande parco di periferia. A casa si ascoltavano parecchio i Beatles e tanta musica internazionale con le belle melodie.
Ad una prova del gruppo di suo fratello maggiore, vedendo quei ragazzi sudati e stanchi, stipati in una saletta con qualche amico ad assistere, che cercavano in tutti i modi di fare meglio, di suonare come si deve, si è detto: ”voglio far parte di tutto questo anche io”. Non sapeva suonare, strimpellava solo la chitarra, ma mai in pubblico. Quindi l' unico modo per fare musica era CANTARE.
Così, nel 2000 inizia a suonare con un gruppo. Si chiamavano “Sir Psycho Sexy” all’inizio. Poi diventarono gli “Sleeping Beauty”, ed hanno suonato per circa 8 anni, autoproducendo i propri dischi, e gettando le basi per quella che è stata da sempre la sua “politica” nell’approccio alla musica: fare musica propria, autoprodurla facendo concerti in giro per alimentare un fondo cassa comune, in vista delle produzioni successive. E cercando di farlo con persone che la pensano allo stesso modo. Con Sleeping Beauty fanno tanti concerti, tantissime prove in sala, tanta ricerca. Hanno anche partecipato a bei festival, aprendo concerti a gruppi molto più avanti di loro (MEGANOIDI - del periodo toollico - GIARDINI DI MIRO’, A TOYS ORCHESTRA e altri). Furono bei momenti in cui si cresce, ci si confronta e si impara tanto.
Poi il gruppo si scioglie e così inizia un'esperienza altrettanto longeva con i "THE DISAPPEARING ONE", con cui incide tre dischi e due ep, aprendo i concerti di artisti come i PERTURBAZIONE, PAOLO BENVEGNÙ, THE NIRO (con cui duettano in "Once He Left to the Province", brano tratto dal terzo disco omonimo), MALFUNK ed altri.
 
Ad un certo punto, però, ha avuto voglia di fare un disco tutto suo, finalmente presentandosi con il suo vero nome, cognome in verità, GIOBBE.
Il sul primo disco si chiama "About Places". Si tratta di canzoni ispirate da luoghi che ha abitato, vissuto, amato e odiato. Ovviamente in quei luoghi spesso non era solo, e quindi parlerà anche di rapporti, persone, speranze e paure. Hanno suonato con lui degli amici fraterni, con cui ha condiviso tanti “luoghi”, in primis quelli pieni di musica, come le sale prove, o i palchi, o i concerti che hanno visto insieme. Oltre a tanti altri. Dino Cuccaro (batteria), Marco Normando (basso), Gianluca Plomitallo (piani), Gianluca D'Alessio (violoncello), Ferdinando Ghidelli (pedal steel guitar) e Francesco Tedesco (chitarre elettriche), oltre che responsabile principale del "suono" di questo disco, in qualità di co-produttore con la sua etichetta indipendente "I Make Records" ed anche di fonico ed ingegnere del suono.
 
Il secondo disco si chiama "BENEATH THE LOOMING BLANKET", ed è uscito il 16 Novembre 2018. Si tratta di un disco diverso dal primo, più introspettivo e malinconico, ancora una volta co-prodotto dalla "I Make Records" di Francesco Tedesco. Stavolta hanno suonato musicisti diversi: Francesco Tedesco, questa volta alla batteria Antonio Senesi alle chitarre semiacustiche Angelo Miccoli al basso Alfredo Buonagiunto ai piani elettrici Gennaro Ferraro alla tromba Alfredo Parolino, ospite d'eccezione, alle chitarre in due canzoni
La copertina di questo secondo disco è un'opera del disegnatore Americano Mike Dutton, autore di diversi fumetti, illustrazioni per libri e responsabile, fino a qualche anno fa, dei doodle di Google.
Attualmente GIOBBE è in giro per promuovere l'ultimo disco con varie formazioni. Recentemente ha aperto due concerti del cantautore MARK GEARY, con cui ha duettato dal vivo eseguendo "It Beats Me", tratta dal disco d'esordio del songwriter irlandese.
Per informazioni
Roberto 340 073 3013
Angelo 327 188 7235

domenica 22 settembre 2019

Franco Battiato - Recensione

Fleurs (20th Anniversary Edition)

Fleurs. Registrato l'11 e il 12 agosto 1999 a Milo l'eclisse nonostante

Reduce dai successi commerciali, e tra i più conclamati della sua longeva carriera, ottenuti con "L'imboscata" (il primo sotto etichetta Polygram), sinonimo di nuova formula della musica elettronica, fughe e divagazioni filosofiche sempre più esposte dal filosofo Manlio Sgalambro (ai testi), e "Gommalacca", un'esplorazione della musica rock vista da ogni angolatura, con delle parentesi cantautorali (tanto da ottenere la Targa Tenco nella categoria "miglior album dell'anno"), con "Fleurs", Battiato opta per un altro sentiero da seguire e per un lavoro discografico che, a distanza di diversi mesi dalla scomparsa di Fabrizio De André (gennaio 1999), va a omaggiare il cantautore genovese con due cover ("La canzone dell'amore perduto" e "Amore che vieni, amore che vai").

Ma l'album non si ferma soltanto qui e come una mera compilation di rifacimenti, "Fleurs" è innanzitutto un tentativo sincero - se non commosso - di un cantautore che vuole misurarsi con un repertorio della canzone d'autore, degli anni 50 e 60, della scuola italiana e della scuola francese. Un incontro che si prennuncia storico, nato dall'affinità che c'è stata tra Battiato e il tema dominante quale è l'amore. Una summa liederistica che si libra come un unicum nel mercato discografico. "La canzone dell'amore perduto" gode di un'atmosfera sommessa, riscritta e interpretata con gentilezza verso Faber, impreziosita dal pianoforte di Michele Fedrigotti (i cui arrangiamenti sono presenti in sei brani) e dall'ensemble del Nuovo Quartetto Italiano - continuazione del fu ma storico Quartetto Italiano.

"Ruby Tuesday" è un approccio - ascrivibile alla musica da camera - che si fa via via più dolce: il brano dei Rolling Stones assume i toni di una struggente ballad; ammantata dai synth di Fedrigotti e dalla presenza del sopranista Simone Bartolini. Una cover che è stata selezionata per la colonna sonora del film "I figli degli uomini" del Premio Oscar Alfonso Cuarón. Si prosegue con l'altrettanto emozionante "Aria di neve" di Sergio Endrigo, accentuata in più riprese dagli archi di Alessandro Simoncini (primo violino), Luigi Mazza (secondo violino), Demetrio Comuzzi (viola) e Luca Simoncini (cello).
Il fil rouge che tiene incollati questi rifacimenti è l'ideale della canzone d'amore: brani apparentemente lontani come "Ed io tra di voi", testi di Sergio Bardotti e musiche e interpretazione di Charles Aznavour, "J'entends siffler le train" di Richard Anthony (versione francofona della statunitense "500 Miles" di Hedy West) ed "Era de maggio" con le melodie di un inarrivabile Fedrigotti (ispirata ai versi del poeta napoletano Salvatore Di Giacomo) si inseguono e si rinseguono per via del grazioso confronto che ne fa Battiato; che vale come un genuflettersi davanti ai maestri che lo hanno preceduto.

Dopo aver ascoltato la già citata "Ed io tra di voi", Battiato va dritto e tocca le corde più sensibili con un confronto grazioso in "Te lo leggo negli occhi" (Bardotti/Endrigo). Passando poi a una visione che travolge per armonia de "La canzone dei vecchi amanti" di Jacques Brel. Non da meno è "Che cosa resta", una rivisitazione soffusa - quasi venisse sussurrata vicino all'ascoltatore - del brano di Charles Trenet. Si passa a una struttura più solenne di "Amore che vieni, amore che vai", che appunto rende umilmente omaggio al brano di De André, calata in un'atmosfera più sommessa e flebile per un arrangiamento che restituisce (a suo modo) l'eleganza dell'originale.
Là, tout n'est qu'ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté

A tenere unite le rivisitazioni sono i due inediti "Medievale" e "Invito al viaggio", scritti con Manlio Sgalambro, con cui Battiato ha stretto negli anni 90 una solida e travolgente collaborazione artistica. Il primo brano inedito sembra accostarsi alle produzioni viste ne "L'imboscata", con sonorità più orientali, a differenza della struggente "Invito al viaggio" che conduce alla fine di questo concept-cover album con vigoroso rispetto e commozione (anche per via della voce del sopranista Simone Bartolini). Un'interpretazione libera di una poesia di Charles Baudelaire.

"Fleurs" apre una nuova (e ultima) stagione per le sperimentazioni del maestro Battiato, una rilettura che va per sottrazione visti gli ultimi lavori sovrabondanti; partiti con i residui sprazzi del pop anni 80, per terminare con l'elettronica e il rock affrontati ne "L'imboscata" e in "Gommalacca". Un successo discografico inaspettato, se si pensa ai sospetti iniziali che poteva suscitare un'operazione commerciale standard di questa natura. Un forte plauso di critica e pubblico che darà poi il via agli altri capitoli "Fleurs 3" (di stampo moderno) e "Fleurs 2" (musica leggera sostenuta da una band più gli archi). Gli appassionati e non solo ricordano ancora oggi di un prodotto dal carattere esile come "Fleurs" con smisurato affetto e trasporto: un progetto sobrio che mostra al contempo stesso la sua magniloquenza. Una conversazione da lontano con i maestri che lo hanno ispirato e accompagnato nei due giorni di registrazione in diretta al computer nella sua casa a Milo (alle pendici dell'Etna).
Venerdì 22 marzo 2019: a fine giornata si appprende da Battiato stesso, con felicità ed enorme sollievo, che "il peggio è passato". Negli ultimi mesi c'è stato l'assoluto silenzio attorno a lui, dopo che si era sparsa la voce sul presunto aggravamento delle sue condizioni di salute, in seguito all'incidente domestico che gli è costata la rottura di bacino e femore. Il giorno dopo, per dare il bentornato al maestro di Jonia, Universal Music Italia ha pensato bene di accoglierlo con la prima stampa in vinile in assoluto di "Fleurs", atta a celebrare i vent'anni dalla sua uscita e per festeggiare anche i settantaquattro anni appena compiuti dal cantautore.

L'oggetto splende a partire dalla confezione con cui viene presentato oggi: gatefold con un artwork del tutto inedito, vinile colorato rosso solido e in più una riproduzione del dipinto "Derviscio con rosa". Disponibile in una tiratura limitata numerata di mille copie. Tutto ciò vale come un'enorme accoglienza riservata al maestro di Jonia, con la speranza di rivederlo presto a comporre nuova musica e suonare davanti al suo pubblico, che nel frattempo può intrattenersi con questa edizione di "Fleurs". Per chi invece non lo avesse ancora scoperto, il disco può rivelarsi una folgore che non si potrà più dimenticare.