lunedì 15 ottobre 2018

David Byrne American Utopia

Uno studio sull’animo americano si può fare soprattutto osservando gli enormi didietro delle automobili e la grande varietà e felicità di forme dei fari posteriori, che paiono esprimere tutti i miti della società americana. Oltre le enormi luci a faro rotonde, che si vedono spesso anche da noi e che evocano inseguimenti di gangster e polizia, ci sono forme a missile, a guglia di grattacielo, a occhioni di diva e il più completo catalogo di fantasie freudiane.
(Italo Calvino, Eremita a Parigi - Pagine autobiografiche, 1974)
 
Chi è davvero David Byrne? Per chi scrive, un uomo alienato eppur assolutamente dentro la realtà. Una strabiliante talking head, che, da oltre quattro decenni, riesce a fare della propria astrazione strumento di grande curiosità e mirabile creatività. Un antropologo, un etnomusicologo, un americano rapito dall’esotismo, un provocatore. Un genio. A distanza di quattordici anni da “Grown Backwards”, ultimo album solista del 2004, esce “American Utopia”, opera corale, concept nel quale gli ospiti non mancano, a partire dal sodale Brian Eno, che firma la gran parte delle tracce, insieme con Daniel Lopatin, aka Oneohtrix Point Never, per citarne solo alcuni.
L’idea è quella di realizzare un breve trattato su ciò che è l’America oggi, in preda ai postumi di un delirio di onnipotenza radicato nella storica vocazione al capitalismo, ridotta a patetica moda neo-liberista attraverso cui ostentare disperata vitalità per il tramite di un sistema socio-relazionale smagliato e abbarbicato al sogno di una materialistica auto-determinazione per tutti, distante anni luce dalla realtà di un profondo disagio, condito da nevrosi e, a tratti, psicosi. L’aspetto – tra gli altri – assolutamente interessante è il piglio con il quale Byrne racconta il palcoscenico sul quale questa farsa è messa in scena: grottesco, esilarante, coltissimo.
 
 
 
 
Venendo ai contenuti, l’album si apre con “I Dance Like This”, ballata cosmica, post-romantica e alienata, sospesa tra pianoforte nervoso à-la Radiohead, clangori lunari e cori alieni. “Everybody’s Coming My House” è “I Zimbra” in the city, la reincarnazione millennial delle fiere in preda al sabba del secolo scorso. “Every Day Is A Miracle” è come prendere i Matt Bianco di “More Than I Can Bear” e abbandonarli in un club sudamericano a jammare con gli autoctoni.
“This Is That”, composta da Daniel Lopatin, è un flusso di coscienza nel quale il tutto si riduce a un’impossibilità  - o a una mancanza di volontà – di nutrire una vaghezza concettuale: “This is when/ This is now/ This is that/ This is how/ This is what/ This is then/ This is where”, recitata come mantra a se stessi. In “Dog’s Mind”, nella quale torna, senza neanche troppi preamboli, l’interazione dolcemente elettronica con Eno, accade che gli uomini siano, a volte, come piccoli cani, carini e vanitosi, in preda a un vuoto ontologico impossibile da colmare.
“It’s Not Dark Up Here” è una provocazione nella quale la cumbia diventa il pretesto per mettere di fronte l’homo oeconomicus, fagocitato da bisogni ormai quaternari e, pertanto, suscettibili di una soddisfazione assai effimera, all’ineffabilità di un’essenza molteplice e sfuggente: “There's only one way to read a book/ And there's only one way to watch tv/ Well there's only one way to smell a flower/ But there's millions of ways to be free”.
“The Bullet” potrebbe essere una puntata apparentemente innocua di “Black Mirror”, girata in una foresta tropicale – di quelle che al Nostro piacciono tanto – nella quale un proiettile parlante colpisce un cuore il quale, tutto sommato ancora umanamente pulsante, ricorda baci e bugie non soltanto digitati: “The bullet went into him/ Through his heart with thoughts of you/ Where your kisses he inhaled/ The lies and the truth”.
 

 
 
“Here”, ancora scritta da Lopatin, chiude l’album con una cascata di effetti elettronici e voci da un Altrove interstellare che dilatano le percezioni spazio-temporali nel viaggio intrapsichico e psichedelico alla ricerca di una sfavillante ghiandola pineale, unità nella dualità, sintesi dialettica tra luce e ombra: “Here is an area of great confusion/ Here is a section that's extremely precise/ Here is an area that needs attention/ Here is a connection with the opposite side”.
America is waiting for a message of some sort or another. Takin it again. Again! Again!
 
 
 
 


 

domenica 14 ottobre 2018

Anmil, una manifestazione nazionale nel segno dei giovani

Il 14 ottobre per la 68ª Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro l'associazione scende in piazza. «Vogliamo rimarcare che la salute e la sicurezza sul lavoro sono una priorità per il futuro del nostro Paese e per le nuove generazioni», ha sottolineato il presidente Franco Bettoni
 
 
 
 
Il tema della sicurezza sul lavoro e i giovani saranno al centro delle manifestazioni organizzate dall’ANMIL in tutta Italia, domenica 14 ottobre, per la 68ª Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro. « Anche se è difficile dobbiamo continurare a parlare di sicurezza sul lavoro. In questi giorni ho incontrato una vedova con i suoi figli», racconta il presdiente nazionale Franco Bettoni, «È difficile parlare di sicurezza sul lavoro con persone che hanno pagato un tributo simile. Ma è necessario, è l'unico modo per arrivare a quel cambio culturale in grado di far in modod cge certe cose non succedano ai nostri figli». L'intervista
 
Perché al centro di questa manifestazione avete deciso di mettere i giovani? Il motivo principale è l'incremento degli infortuni che colpiscono gli under 35 anni. Abbiamo dei dati che parlano chiaro in questo senso. così abbiamo voluto pensare a chi entra nel mondo del lavoro oggi, alla loro salute e sicurezza. Non èuna novità: in questi anni oltre alla tutela di chi muore, si ammala o rimane invalido ci siamo occupati di fare cultura della sicurezza nelle scuole. Con la giornata di quest'anno abbiamo pensato di rendere questo impegno visibile, di metterlo in copertina.
 
Questo 2018 è stato funestato da molti casi di cronaca gravi. In una delle ultime interviste con Vita.it ci aveva detto di essere stufo di dover sempre commemorare qualche vittima... Sì, ero preso dello sconforto. Ma dobbiamo tenere duro. Dobbiamo continuare a parlarne e a mandare un messaggio culturale e di resposnabilità da parte dei lavoratori per sé stessi di pretendere sicurezza. e poi dobbiamo lavorare perché chi ha il compito di verificare faccia il proprio mestiere. Ma il cuore della questione è culturale: sono 15 anni che sono infortunato, ne ho 57, 32 anni che mi occupo di Anmil. Il mio lavoro è continuare a ripetere le stesse cose, e può essere logorante. Ma è l'unica strada per ottenere qualche risultato.
 
Rimane il fatto che, stando ai vostri dati, gli infortuni continuano ad aumentare... Sì, bisogna fare molto di più. Ecco perché dobbiamo parlarne e fare esempi positivi e anche negativi. Parlare di quesi casi che non hanno funzionato anche perché chi non ha fatto quelo che avrebbe dovuto venga perseguito. La magistratura in questa ci deve aiutrare. La giustizia deve essere veloce per rispetto delle vittime.
 
Il Governo è in carica da pochi mesi. Avete avuto modo di confrontarvi con loro? Domenica avremo il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon cui chiederemo l'adeguamento del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 con i famosi 20 decreti attuativi. Ma sopratutto chiederemo che l'Anmil, che dal 2015 è nel tavolo consultivo Salute e Sicurezza sul lavaro, venga convocata per la prima volta, visto che non è ancora mai successo. CI aspettiamo che Il Governo su un tema come questo ci dia una mano.
 
Avete trovato disponibilità? Assoluta. Poi è chiaro che tra la disponibilità e il ragionare sulle tematiche c'è differenza. Ci aspettiamo che il Ministro del Lavoro ci convochi nelle prossime settimane
 
 

martedì 2 ottobre 2018

SEAN TAYLOR il giovane chitarrista con la grinta di John Martyn

HOUSE CONCERT SABATO 6 OTTOBRE 2018 A VASTO
 
 
 
Musicista e compositore, con tanta voglia di venire a esibirsi in Italia, il giovane londinese Sean Taylor, che canta e suona la chitarra, è rapidamente cresciuto, sino a diventare uno dei nomi nuovi più caldi nella scena Britannica blues/acustica. La sua incredibile passione per il palco, l’assoluto talento e la capacità di scrittura fanno sì che in molti lo paragonino a John Martyn e Tom Waits.
In Chase the Night (del 2013) troviamo invece Danny Thompson, alla cui festa di compleanno a Londra ha partecipato con Eric Bibb lo stesso Sean, che ha poi suonato col grande Danny in Inghilterra in varie situazioni.
“Sean Taylor è un moderno trovatore dal meraviglioso talento le cui canzoni sincere e riflessive che subito vi prendono. Ho avuto il piacere di divider il palco con lui. Ha lo swing giusto, non perdetelo di vista!” Eric Bibb

Ma lasciamo che sia lo stesso Sean a raccontarci com’è nato l’album più recente, The Only Good Addiction Is Love, pubblicato nell’estate del 2015: “Essere un artista vuol dire operare delle connessioni, e talvolta queste vanno dritte al nocciolo della questione, come scrivere una canzone d’amore quando sei innamorato o una canzone sull’avere il cuore spezzato proprio quando lei ti ha lasciato. Nel mio ultimo disco ‘The Only Good Addiction Is Love’ ho cercato riferimenti più astratti e impegnativi. Già il titolo è una citazione dell’ex presidente dell’Uruguay, Jose ‘Pepe’ Mujica, che lasciava il novanta per cento del proprio stipendio in beneficenza e si rifiutava di vivere nel palazzo presidenziale, preferendovi la fattoria con sua moglie e un cane con tre sole zampe. La canzone ‘Rothko’ è un omaggio al pittore espressionista astratto Mark Rothko, le cui installazioni sono un inno alla bellezza. Lo stesso per la spagnoleggiante strumentale ‘Lorca’, un urlo al mio poeta favorito, Federico Garcia Lorca. La prima volta che mi è capitato di leggerlo, un intero mondo mi si è illuminato, e ho scritto venti canzoni in pochi giorni. A Lorca faccio ancora riferimento in ‘Tienes Mi Alma En Tus Manos’, il cui titolo viene dal romanzo di Don Winslow ‘The Power Of The Dog’, un’opera profondamente violenta ma con momenti di grande umanità. ‘Desolation Angels’ è un racconto di Jack Kerouac in cui lo scrittore Beat fugge le selvagge tentazioni della città per vivere come ranger pompiere nella foresta, lavoro che gli dona serenità nel creare la sua opera artistica. ‘Les Rouges Et Les Noirs’ è ispirato a un dipinto di Paul Klee, artista dai molteplici talenti passato attraverso vari movimenti. L’album si chiude con un poema di W. B. Yeats: ‘The White Birds’ nella forma di una canzone in levare che celebra i bianchi uccelli sulla schiuma del mare. La poesia e il linguaggio hanno sempre avuto una grande influenza sul mio modo di scrivere canzoni, ho sempre creduto che le parole siano molto di più delle parole stesse

I miei dischi precedenti riguardavano principalmente la mia città di Londra, e la dura esistenza di un trovatore. ‘The Only Good Addiction Is Love’ è un passo deliberato verso una più sentita sfida a un mondo di apparenze. Verità nella bellezza, bellezza nella verità…”The Only Good Addiction Is Love – incluso dal Daily Telegraph tra i migliori album folk del 2015 – è stato registrato negli studi Congress House di Austin col produttore Mark Hallman (Carole King, Ani Di Franco) e vede la partecipazione del leggendario contrabbassista Danny Thompson, che mi accompagna abitualmente in tour.

 
Per informazioni
 
Angelo 327 188 7235
Roberto 340 073 3013