venerdì 16 gennaio 2026

AMERIGO VERARDI IL LIBRO

 Il semplice automatismo dei desideri




Nel suo nuovo libro, Amerigo Verardi ci consegna un grande flusso di coscienza. Fedele, per forma e contenuti, alla corrente della Beat Generation, il testo è quasi del tutto privo di punteggiatura: il punto non separa né interrompe il discorso, ma ne segue le virate, si fa ponte del pensiero. Ampio è il raggio d’azione entro il quale si muove l’autore: la denuncia sociale, le guerre, le contraddizioni delle religioni, le altezze e le miserie dell’umano. Calato nella quotidianità, ne intercetta i gesti fallati, non senza una punta di sarcasmo. Ma è anche un Verardi intimo quello che emerge, nei ricordi vissuti, nei sentimenti che affiorano, nelle crepe che racconta: “non è di medicine che siamo fatti ma è di chimica che abbiamo bisogno”. Tema portante è la spiritualità, che non viene restituita come dimensione astratta, ma come gesto quotidiano: Il semplice automatismo dei desideri, appunto. Non un automatismo del possesso o del piacere, ma un moto dettato dal cuore, libero dalla logica e dal tornaconto: “l’ingegno di un cuore enorme il semplice automatismo dei desideri andare felici verso un ammaraggio di fortuna se tu sei se io sono”. L’automatismo diventa così coscienza, spontaneità del fare che si trasforma in rito quotidiano, ancora e al tempo stesso eleva, perché radicato nell’essere. È qui la chiave della spiritualità alla quale tende il poeta. Nel ritmo e nell’urgenza del dire si può ravvisare un’eco dell’Urlo di Allen Ginsberg. Il libro è suddiviso in quattro sezioni, più una, denominate secondo le ere induiste: Età dell’Oro (Satya Yuga), Età dell’Argento (Treta Yuga), Età del Bronzo (Dvapara Yuga), Età del Ferro (Kali Yuga), per poi tornare, nell’ultima parte, nuovamente all’Età dell’Oro, a chiudere il cerchio. Un approdo, un auspicio.




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