I racconti di un cane camorrista (Ilmondodisuk, 2025) è il nuovo romanzo di Pasquale Ferro, scrittore e drammaturgo; l’autore è uno dei pochi italiani ad aver pubblicato libri sulla tematica LGBTQIA+ in Russia, dove esiste una legge omotransfobica che vieta di parlare in pubblico dei diritti, degli amori e delle prospettive di cittadini e cittadine gay. Anche nella lingua di Dostoevskij, infatti, ha proposto Gli odori dei miei ricordi (Atman, 2000), La luna esiste (Luciano Editore, 2009), Macedonia e Valentina (Ilmondodisuk, 2014) e Bambola di stracci (Ilmondodisuk, 2017).
Pasquale Ferro costruisce il suo romanzo non tanto su una sequenza di eventi, quanto su una scelta peculiare di sguardo; tale prospettiva è radicalmente inattesa: non autorevole, non potente, e perfino non umana nel senso tradizionale del termine. L’autore ha infatti deciso di affidare la narrazione a una cagnolina di razza yorkshire, e in questo modo ha privato il racconto di ogni possibile alibi: Pacchiana, questo è il triste nome che le è toccato in sorte, ha uno sguardo neutrale che penetra nell’essenza di ciò che vede senza filtri, condanne o giustificazioni.
Non c’è estetizzazione del male in questa storia: la voce narrante osserva e registra, con una logica tanto ingenua quanto profondamente lucida; è una creatura che non può articolare parola, che non può denunciare, che non può salvarsi. Può solo osservare, inerme; ed è proprio questa condizione a rendere il racconto così disturbante ma anche significativo.
Il romanzo non chiede empatia e non invita a mettersi nei panni dei personaggi umani; costringe piuttosto il lettore a condividere lo sguardo con un esserino che non ha strumenti per difendersi, né per mentire a sé stesso. La cagnolina non comprende tutte le regole del mondo che la circonda, ma ne afferra perfettamente la brutalità, l’ingiustizia e l’assurdità; riesce anche a smascherare il boss suo padrone perché, essendo insignificante ai suoi occhi, può coglierlo nei momenti privati in cui manifesta dolore, paura e fragilità.
In questo duro romanzo non c’è una progressione degli eventi rassicurante; al contrario, tutto sembra replicarsi e incancrenirsi. Ed è proprio in questo aspetto che la narrazione diventa profondamente politica: mostra un sistema che si autoalimenta, che normalizza l’orrore e che premia l’omertà. I racconti di un cane camorrista non offre consolazione ma consapevolezza; non chiede di indignarsi ma di assumersi la responsabilità dello sguardo. È un’opera che funziona perché sceglie deliberatamente un punto di vista “sbagliato” per affermare una verità che, da un’altra angolazione, rischierebbe di diventare pura retorica.
Qui la scheda del libro: https://www.ibs.it/racconti-di-cane-camorrista-libro-pasquale-ferro/e/9788896158210
La pagina Facebook dell’autore: https://www.facebook.com/pasquale.ferro.102/
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